Argille e Marne
La nostra è una Provincia con scarsa presenza di giacimenti quaternari d’ ARGILLA e i pochi esistenti hanno dimensioni molto limitate e sono stati fatti oggetto di piccole attività per la produzione di tegole (“copàre”) fin dal ‘600.
Si hanno notizie di coppare ad Ala, Arco, Villa, Volano, Mattarello, Caldonazzo, Olle, Terlago, Vezzano, Padergnone, Sanzeno, Romeno; a queste si aggiunsero successivamente le fornaci per la produzione di mattoni ad uso locale (Commezzadura, Arco, Ton, Vattaro, Castelnuovo, Molina di Fiemme, Valmorbia), solo a Ceole di Arco all’inizio del secolo scorso vi erano ben dieci fornaci eredi di una tradizione che si fa risalire fino all’epoca romana.
All’inizio del ‘900 la produzione si concentrò in alcuni grossi stabilimenti: Arco, Trento, Ton, Vigolo Vattaro, Molina di Fiemme con la produzione di più di n° 8 milioni di tegole annue oltre a mattoni, laterizi, tubi e pavimentazioni.
A metà del novecento le maggiori fornaci sono localizzate ad Arco, Cles e Ton, minori sono quelle di Dimaro, Saone, Vigolo Vattaro, Cavalese, Molina di Fiemme, Imer mentre da pochi anni risultano chiuse quelle di Rovereto e di Lomaso. Il cosidetto “muro-blocco” (tipo di mattone forato) era un brevetto della fornace Carloni di Arco la cui attività si è protratta fino agli anni ’60. Di tutte le fornaci della Provincia oggi rimane solo quella di Ton gestita dalla Ditta TON s.r.l. con la produzione del marchio di tegole “Molinà”.
Diversa considerazione presentano le MARNE che è una roccia sedimentaria eocenica a caratteristiche costanti che si presenta in provincia con giacimenti di rilevante estensione e potenza (Bleggio, Basso Sarca, Bassa Val di Non, Sardagna) (Piscolo nel Comune di Arco, Belasio nel Comune di Campodenno).
Viene estratta con l’ausilio di potenti macchine escavatrici e lasciata “stagionare” per un periodo di circa un anno, ovvero depositata nell’ambito della cava o di piazzali dove l’azione dell’acqua e del gelo/disgelo trasformano i blocchi in una massa argillosa grigia.
La massa risultante viene quindi lavorata attraverso due cilindri metallici rotanti (molazza) per la frantumazione e quindi in laminatoi da cui risulta una argilla costituita da piccole scaglie o lamelle (ca. 1 mm).
L’argilla risultante da questa prelavorazione viene lasciata assestare per alcuni mesi e quindi posta in un impastatrice nella quale si mescola ad acqua e ad altri componenti minerali per formare una pasta omogenea adatta ad ottenere le forme dei prodotti (tegole, coppi, mattoni crudi, ecc.) grazie a presse e filiere.