Marmo

Nel settore lapideo il termine “marmo” ha un significato piuttosto generico in quanto comprende litotipi che differiscono tra loro per composizione, origine e caratteristiche commerciali.
La normativa UNI 8458 definisce marmo “…ogni roccia cristallina, compatta e lucidabile prevalentemente costituita da minerali di durezza Mohs dell’ordine di 3 a 4 (quali calcite, dolomite e serpentino). Appartengono a questa categoria i marmi propriamenti detti (calcari metamorfici ricristallizzati), i calcefiri, i cipollini, i calcari, le dolomie, le brecce calcaree, le serpentiniti e le oficalciti.”
Nella Provincia di Trento sono presenti principalmente come “calcari” già abbondantemente sfruttati fin dal medioevo trovando largo impiego oltre per le opere architettoniche (Duomo di Trento) anche per le opere ingegneristiche (ponte a Vienna sul Danubio) o per imponenti costruzioni (Casini di cura di Budapest) e numerosi palazzi ed edifici pubblici: Trento, Vienna, Bolzano, Merano ecc. e fino agli anni ’50 anche nella costruzione di molte stazioni ferroviarie italiane con esportazioni fino alla Colombia (1956) Cave di calcare con produzioni anche importanti furono aperte a: Castione di Brentonico (“giallo mori”), Padaro di Arco (“giallo”, “macchiato”, bronzetto”, “vinaccia”), Ragoli (“nero ragoli”), Lavarone (“nero”), Tesero (M.Cucàl), Vezzano (“violaceo”), Pomarolo (“arabescato”), Lasino (“lilla”), Molveno (“marrone”), Noriglio, Tierno, Pannone. Marmi bianchi e colorati venivano estratti: Val d’Arnò e Malga Trivena (“bianco di Breguzzo”), Predazzo (“bardiglio”).
Altre pietre da lavorazione sono state estratte a: S.Martino di Arco (ooliti), Ceole di Arco (arenarie grigie), Sanzeno e Rumo (“pietra da coti”), Storo e Val dei Mocheni (“pietra da macine”). Gli interventi pubblici di riqualificazione dei centri storici hanno consentito la riattivazione di cave abbandonate nel dopoguerra per la tendenza all’uso di marmi e graniti esteri.

In Provincia si estraggono attualmente quattro tipi di marmo:

  • rosso (di colore rosso detto “rosso Trento”),
  • verdello (di colore bianco verdolino),
  • ziersol (di colore bianco rosato detto “rosa Terlago),
  • bianco (detto “bianco Pila”);
Il calcare è disposto in banchi di spessore variabile da 0,5 a 2 metri su strati sovrapposti tutti appartenenti alla formazione del “Rosso Ammonitico veronese” (Giurassico). L'estrazione avviene per mezzo di un filo diamantato o di una motosega a lama diamantata che tagliano la roccia o con l’utilizzo di esplosivo che stacca la bancata che viene successivamente suddivisa in blocchi.
I blocchi vengono portati in segheria, dove telai a lame diamantate li suddividono in lastre di spessore da 2 a 8 cm a seconda dell’utilizzo. Le lastre vengono tagliate e trattate con appositi e specifici macchinari nei laboratori per ottenere prodotti con diverse lavorazioni delle superfici (bocciardato, rullato, spuntato, lucidato, sabbiato, patinato, ecc).
Tali prodotti si utilizzano principalmente per: bancali, scale, rivestimenti, edilizia, pavimentazioni e arredo urbano (fontane, portali, tavoli, panche, fioriere, ecc.).

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